Emilio Vedova ...Cosiddetti Carnevali...

...Cosiddetti Carnevali... '77/'83 - n.52 (Das Grosse Nichts Der Tiere)

28 maggio - 24 novembre 2013

La mostra Emilio Vedova ...Cosiddetti Carnevali..., curata da Germano Celant con Fabrizio Gazzarri, raccoglie per la prima volta in maniera ampia e significativa le opere di questo insieme in parte inedito e testimonia la sorprendente e inesauribile forza poetica di Emilio Vedova.
I ...Cosiddetti Carnevali... riuniscono sotto uno stesso titolo opere realizzate tra il 1977 e il 1991 e testimoniano un momento particolarmente originale all'interno del percorso dell’artista.
Emilio Vedova, provocato dall'intensa relazione con lo spirito più autentico del carnevale, aprì una ricerca su questo tema utilizzando materiali che richiamano, di volta in volta, altri periodi del suo lavoro. I ...Cosiddetti Carnevali... rappresentano quindi dalla fine degli anni settanta all'inizio degli anni novanta una ricerca parallela alle sue altre sperimentazioni, all'interno del magmatico flusso della sua opera.
Dal punto di vista storico un primo rapporto tra Vedova e il Carnevale risale al 1954, quando, premiato alla Biennale di San Paolo, rimase per tre mesi in Brasile. A Rio de Janeiro realizzò una serie di disegni e di pastelli in occasione della grande festa popolare carioca. Allo stesso modo il viaggio in Messico del 1980 fu determinante per ritrovare nuova energia creativa, dopo i sofferti silenzi espressivi dei Plurimi / Binari del ciclo Lacerazione '77/'78.
L'intero insieme dei ...Cosiddetti Carnevali... è costituito da una grande varietà di supporti e di modalità espositive le cui marcate differenze tecniche e linguistiche arricchiscono la cospicua pluralità del linguaggio pittorico di Emilio Vedova. La dichiarata indicazione tematica voluta dall'artista e il sapiente uso del collage e assemblage di maschere, corde, carte, stampe, plastiche e legni sui più differenti supporti caratterizzano subito con grande evidenza la natura e la problematica di questo ciclo. Dai Frammenti e Schegge asimmetrici degli anni '70 con il loro dinamismo obliquo e instabile, superfici bifrontali su basi in acciaio specchiante e dipinti prevalentemente in bianco, nero e grigio metallizzato, a volte con inserti di fotocollage, graffiti, combustioni sui quali - attraverso la tecnica dell'assemblage - l'artista provoca uno spostamento su altri piani poetici fino a un ritorno ad una pittura di grande impatto gestuale e cromatico sia essa su tela, su legno o plastica dove è ancora più evidente l'interessante connessione tra un fare nuovamente e direttamente espressionista e la sospensione quasi metafisica provocata dalla maschera.