Spazi espositivi

Spazi espositivi

Scrivere dei Magazzini del Sale e dello Studio Vedova, e in particolare della zona della Salute dove essi si trovano, significa attraversare una gran parte dei luoghi che hanno caratterizzato e scandito la vita di Emilio Vedova. Egli amava profondamente questa parte di Venezia, fin da giovanissimo si sentiva irrimediabilmente trascinato in questo luogo così vicino alla sua vitalità e al suo sguardo mobile e “sincopato”. Forse possiamo ancora trovare su qualche mattone, su qualche pietra dura alcuni suoi disegni, tracce, sintonie di mondi scontrati e compresenti. La pianta asimmetrica in diagonale quasi un “frammento”, la sua punta come un cuneo ad accogliere l’acqua in un “transito” di relazioni e scambi con il mondo, zattere e battelli, sale e scaricatori di una Venezia povera e perduta, alimentavano la sua straordinaria necessità di registrare il respiro ferito, sofferente dell’uomo attraverso la sublimazione travolgente di luci e materie che appartengono unicamente alla sua città come cellule antiche sopravissute alla dinamica dei tempi. Qui ha avuto tutti i suoi grandi studi veneziani, dal primo in Fondamenta Bragadin punto di incontri/scontri memorabili di un rinnovamento culturale veneziano e italiano nell’immediato dopoguerra, ai Magazzini del Sale da lui salvati da quella folle decisione di abbatterli per costruirci delle piscine, dalla Chiesa di San Gregorio dove realizzò le prove di quella straordinaria opera che fu lo “Spazio/Plurimo/Luce” per l’expo a Montreal nel 1967, all’ex Squero che è stato il suo ultimo e amato studio. Qui ha abitato, per più di cinquanta anni, nella casa che fu di Arturo Martini arrampicata sopra ai suoi studi in quei celebri camminamenti piranesiani labirintici e instabili. Qui ha insegnato in quell’Accademia nella quale ancora vibrano le sue parole forti e generose in continuo, serrato confronto.

di Fabrizio Gazzarri