La storia

Lo Spazio Vedova a Dorsoduro 50, proprio sui bordi delle sue amate Zattere alla Salute, è stato l’ultimo grande atelier dove Emilio ha lavorato a partire dalla prima metà degli anni Settanta.

Dopo lo studio nella Chiesa di San Gregorio, dopo quello ai Magazzini del Sale, che lasciò dopo averli salvati dalla demolizione, ecco un ex squero del ‘500 dalle pareti sghembe e ondulate illuminato da ampi e luminosi lucernari, un lungo spazio leggermente curvo ritmato da alte e fitte capriate quasi ad aiutare e tenere insieme quel senso tutto veneziano di mobile precarietà così presente in tante opere di Vedova.

Questo luogo è stato l’ultimo grande segmento che si è unito a tutti gli altri: casa, studi e magazzini, in diretta e labirintica comunicazione tra loro dove il senso stesso dell’esistere era, per lui, integralmente legato alla ricerca artistica.

Questi spazi vedoviani in continuum resi straordinariamente dinamici e vivi dal suo quotidiano passaggio formavano, come in un grande laboratorio spaziale con vista sul mondo, un incredibile e provocatorio percorso (plurimo!) di relazioni possibili tra idea e opera, tra arte e vita, tra utopia e realtà.

Emilio Vedova era particolarmente orgoglioso di questo suo grande antro, come lo chiamava lui, in cui vivere intensamente e rinnovare ogni giorno la sua particolare avventura all'interno dell'esperienza artistica, ritrovando in questo straordinario spazio intensamente veneziano, un respiro ed una concentrazione possibili e congeniali.

Questo luogo ha visto la nascita di numerosi e significativi cicli di opere a partire da quello dei Plurimi Binari, i grandi teleri degli anni Ottanta, e ancora i Dischi, i Tondi, gli Oltre, i Carnevali, l’esperienza dei Continuum fino ai Modellini Per Uno Spazio.

La Fondazione con la supervisione di Renzo Piano - su progetto dell’Atelier Traldi e con il coordinamento e la direzione dell’ingegner Maurizio Milan - ha ristrutturato e allestito l’ex studio del Maestro mantenendo inalterato lo spirito vedoviano.

Il progetto era quello di realizzare un luogo dotato delle più moderne tecnologie che potessero rispettare gli standard conservativi richiesti dai parametri museali. E' diviso in una zona di archivio, che permetterà lo studio, la conservazione e il restauro di una parte delle opere di Emilio Vedova di proprietà della Fondazione e in una zona centrale, particolarmente flessibile per ospitare mostre, conferenze, concerti e quanto eventualmente previsto dai progetti culturali della Fondazione.

 

di Fabrizio Gazzarri